mercoledì 17 luglio 2013

PROFILO PROFESSIONALE: il Floriterapeuta

La figura del floriterapeuta si sta affermando come una nuova e importante realtà professionale  nel campo della prevenzione e del benessere. La progressiva diffusione a livello internazionale delle essenze floreali (particolari infusioni liquide di fiori, che assunte sotto forma di gocce sono in grado di riequilibrare stati d’animo disarmonici e disagi emozionali) ha creato le premesse per l’affermazione di questa nuova figura di professionista: un consulente esperto nella relazione d’aiuto attraverso l’applicazione del sistema naturale della floriterapia.

Ambiti di intervento

Il floriterapeuta non si propone come alternativa al medico o allo psicologo, non si occupa di diagnosi o di patologie mediche né di curare dei sintomi, ma di riequilibrare tutti quegli atteggiamenti emozionali negativi che possono, alla lunga, favorirli.

Egli non “cura” malattie fisiche o psicologiche, ma si rivolge a persone momentaneamente alle prese con problemi personali, come stati di stress, conseguenze di eventi traumatici e dolorosi, situazioni di cambiamento, problemi affettivi o relazionali, separazioni, incomprensioni e crisi nei rapporti di coppia, conflitti e disagi in ambito lavorativo, difficoltà di comunicazione e apprendimento,  stati di crisi evolutivo-esistenziali, disarmonie caratteriali.

Intervenendo sui problemi esistenziali prima che questi si aggravino e diano luogo a patologie fisiche o psichiche, il floriterapeuta lavora quindi nell’ambito della prevenzione del disagio individuale e sociale e della promozione del benessere fisico, mentale e spirituale dell’essere umano.

Proprio perché rappresenta un modello di intervento trasversale, la consulenza del floriterapeuta può essere applicata in molti ambiti diversi: famiglia, scuola, ambienti di lavoro, settore dell’orientamento, sostegno nell’emergenza, campo medico sanitario. Anche in caso di problematiche che necessitano di intervento del medico o dello psicologo e su richiesta di questi professionisti, il floriterapeuta può collaborare all’intervento terapeutico, coadiuvando con le essenze floreali le cure specialistiche in corso.

Strumenti di approccio e intervento

Nel suo approccio al cliente, il floriterapeuta utilizza delle modalità di accoglienza, ascolto e intervento basate su empatia, disponibilità, capacità di comprensione e rispetto per il cliente.

Il consulente in floriterapia accoglie la persona in modo cordiale, senza atteggiamenti direttivi e senza esprimere giudizi o interpretazioni. Il colloquio richiede un atteggiamento di ascolto partecipativo e disponibilità ad aiutare, cercando di stabilire un’autentica intesa, di “mettersi nei panni dell’altro” per comprendere emotivamente le problematiche del cliente, trasmettendogli solidarietà, facendolo sentire compreso, accettato e “sostenuto” e dimostrandogli la volontà di cercare una possibile soluzione al suo disagio.

Il floriterapeuta procederà quindi alla scelta delle essenze floreali corrispondenti alle emozioni, ai sentimenti e agli stati d’animo espressi dal cliente, tenendo conto del particolare sistema di catalogazione delle problematiche e delle tipologie caratteriali tipico del repertorio delle essenze floreali (di Bach, Californiane, Australiane, Himalayane, ecc.) e della peculiare filosofia che ne sta alla base, di cui il floriterapeuta è un esperto conoscitore..

La consulenza floriterapica: un nuovo modo di promuovere il benessere della persona.

Il floriterapeuta supporta e sostiene le persone che stanno attraversando un momento di disagio (emotivo, professionale, familiare, relazionale o di salute) accompagnandole e guidandole nella scelta delle essenze floreali indicate a riequilibrare lo stato emozionale disarmonico. In questo modo il floriterapeuta, attraverso uno o più incontri di consulenza, aiuta ad attivare e promuovere lo sviluppo delle potenzialità vitali, della crescita interiore e dell’energia creativa della persona e a favorirne le capacità di autoconoscenza e consapevolezza.

Il suo intervento è basato in primo luogo sull’ascolto empatico, per comprendere la natura del problema, le esigenze delle persone in esso coinvolte e le caratteristiche dell’ambiente in cui esse vivono. Una volta individuato lo squilibrio emozionale del cliente, il floriterapeuta lo guida nella scelta delle essenze floreali indicate a sbloccarne la forza reattiva e a mobilitarne le risorse interiori per rendere possibile un cambiamento e facilitare così la soluzione del problema.

Grazie al progressivo utilizzo di essenze floreali corrispondenti ai vari stati emotivi attraversati dal cliente, quest’ultimo acquisisce autonomia e consapevolezza, e diventa in grado di affrontare in modo più sereno e soddisfacente la propria situazione di vita reale nel quotidiano.


DIFFERENZA TRA COUSELING E CONSULENZA PSICOLOGICA

Non passa giorno che da più parti il counseling venga additato come prodotto meramente commerciale, i cui effetti devastanti si paleserebbero su utenti ignari che si avvicinano a questa pseudo-professionalità. Ignari appunto di trovarsi di fronte a ciarlatani o, nel migliore dei casi, a millantatori di competenze mai possedute e, magari, intimamente agognate.
 
Diciamocelo pure: il counseling è proprio malvisto. Dall'Ordine degli psicologi, dalle associazioni di categoria degli psicologi, dal mondo accademico in genere e - parliamoci chiaro - anche da tanti psicologiche, turandosi il naso, comunque non disdegnano di farsi assegnare docenze in corsi di formazione in counseling.
 
L'Ordine degli psicologi, indubbiamente, ha anche una sorta di 'dovere istituzionale' nel portare avanti la propria battaglia contro il counseling. Vallo a spiegare a quasi 80.000 psicologi che il lavoro non c'è e che, presumibilmente, la colpa è anche di come la psicologia professionale è stata gestita in Italia dalla fine degli anni '80 ad oggi. Ecco che il counseling viene loro in aiuto: tutto sommato è facile sparare a zero contro una categoria giovane e priva di mezzi adeguati (ma ci stiamo attrezzando) per rispondere ai continui attacchi.
 
L'accusa più frequentemente mossa al counseling o, per meglio dire, a chi utilizza questo termine, è quella di aver volutamente adottato una parola straniera così da arrecare confusione tra i potenziali utenti. E, soprattutto, per districarsi agevolmente tra le maglie della Legge di ordinamento della professionale di psicologo (L. 56/89). Maglie, a volerla dire tutta, già molto larghe di per sé perché così volle l'accordo di reciproca desistenza tra i medici e i quasi-regolamentati psicologi dell'epoca (competenze non troppo definite, accesso alla psicoterapia condiviso, norme transitorie che consentissero a certi accademici un agevole ingresso, etc.).
 
In sostanza il counseling non sarebbe nient'altro che un termine un po' esotico con cui in realtà si sta definendo la consulenza psicologica. E dunque, a mo' di corollario, si può dire - secondo loro - che il counseling sarebbe né più né meno che una riserva professionale definita ex art. 1, L. 56/89. Articolo che, per comodità dei lettori, vale la pena riportare:
 
 
La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

 
A voler essere proprio pignoli, si potrebbe dire che il termine 'consulenza' non figura nell'articolo in questione. Tuttavia non è in 'punta di legge' che voglio chiarire questo tema. E poi mi si potrebbe facilmente obiettare che la consulenza è un atto tipico di un qualunque professionista, dall'idraulico all'avvocato…
 
Il counseling è un intervento che, pur non sottraendosi dal far parte del grande universo 'psi' né tanto meno ritenendo di essere alieno dalla psicologia, è centrato fondamentalmente su presupposti - anche e soprattutto epistemologici - molto diversi dall'intervento psicologico.
 
Proviamo ad analizzare alcuni aspetti.
 
Diagnosi (dal greco dia-gnosis, atto che avviene per mezzo della conoscenza - qualunque conoscenza). Il counselor non effettua diagnosi psicologica ovvero la definizione di una patologia psichica classificata come tale (depressione maggiore, disturbo ossessivo-compulsivo, sindrome d'ansia con attacchi di panico, etc.). L'universo della psicopatologia è alieno al counseling in quanto il suo ambito di intervento risiede altrove.
 
Sostegno. E' vero, anche il counselor fa sostegno. Ma che tipo di sostegno fa? Sostiene il proprio cliente nelle scelte, sostiene il proprio cliente durante il percorso, sostiene il cliente sotto il profilo umano. Non lo sostiene sotto il profilo psicologico se intendiamo, con questo aggettivo, un particolare tipo di sostegno che rimanda direttamente a delle precise regole codificate proprie al colloquio psicologico, ovvero un intervento con una propria specifica metodologia.
 
Prevenzione. E' vero, anche il counselor fa prevenzione. A onor del vero il counseling si sviluppa proprio in un'ottica preventiva, così come peraltro già nel 1963 una Legge federale negli USA aveva sancito (The Community Mental Health Act, 1963 - Public Law 88-164). Ma non si occupa di prevenzione psicologica intesa come modalità di intervento atta a prevenire patologie a carico della psiche.
 
Sperimentazione, ricerca e didattica. Spero bene che i counselor (gli organismi di counseling, gli istituti formativi, le associazioni, etc.) facciamo attività di sperimentazione e ricerca! La faranno tuttavia nel counseling.
 
Quanto alla didattica il discorso è un po' diverso: questo appare essere un passaggio alquanto oscuro nel citato articolo 1, che sipresta a più interpretazioni.
 
L'insegnamento di una scienza - in senso astratto - è libero e non sottoponibile a vincoli. L'articolo 33, 1º comma, della Costituzione sancisce che L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. I Padri Costituenti intesero proprio questo articolo a garanzia della libertà di manifestazione concettuale e, al tempo stesso, della effettiva libertà della manifestazione organizzativa e strumentale dell'insegnamento, come peraltro ribadito dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 16/1980) che è più volte intervenuta in materia.
 
Un soggetto che volesse insegnare psicologia al liceo socio-psico-pedagogico, non si vedrebbe richiedere di certo - come requisito vincolante - l'iscrizione all'Ordine degli psicologi, quanto l'abilitazione all'insegnamento potendo avere anche, di partenza, il diploma magistrale.
 
Ma anche all'Università il discorso non cambia: il DM 231/97, pienamente operativo a partire dall'anno accademico 2001/02, stabilisce che, ad esempio, la laurea in sociologia è titolo di ammissione ai concorsi a cattedra per la classe 36/A: filosofia, psicologia e scienze dell'educazione.
 
Ora non credo che un counselor abbia intenzione di formarsi al counseling per insegnare psicologia. Ma, in qualità di libero cittadino - prima che di counselor - potrà farlo nei modi previsti dalla Legge che, ripeto, non vincola affatto al possesso dell'iscrizione all'Ordine degli Psicologi.
 
Le associazioni di categoria degli psicologi (ve ne sono alcune di veramente molto attive!) non sono da meno nell'elargire critiche. E, forti di non avere vincoli istituzionali (come l'Ordine), spesso e volentieri rincarano la dose. Qui, a dire il vero, l'attacco si rivolge prevalentemente alla scuole di formazione, ree di doppiogiochismo in quanto da una parte formano gli psicoterapeuti e gli psicologi e dall'altra formano i loro diretti (a detta loro) concorrenti. Il tutto, naturalmente, per ragioni meramente economiche.
 
Certo è, che leggendo alcune testimonianze reperibili facilmente in rete, la voglia di accodarsi al coro di dissenso sarebbe molta. Navigando è possibile imbattersi nell'astrocounseling, nel trance dance counseling, nel counseling secondo il modello sufi ed altre amenità di vario genere. Possiamo trovare inoltre counselor che dichiarano di fare sostegno psicologico, counselor esperti in psicosomatica e ancora scuole che formano (e sfornano) counselor nel giro di qualche mese o, peggio ancora, di qualche giorno.
 
A me che sono sia un counselor sia un dirigente di un'associazione professionale di counseling, viste le premesse, verrebbe voglia di gettare la spugna… Sì, insomma… ragazzi, mi sono sbagliato: se questo è counseling cambio mestiere. Quasi quasi ci rinuncio…
 
Tuttavia vorrei far riflettere i miei lettori che, in questo clima di incertezza normativa, i primi ad essere penalizzati sono proprio i counselor. Almeno quelli che, seriamente, si sono formati e che, altrettanto seriamente, svolgono la loro attività con competenza e passione. Ma, soprattutto, con la consapevolezza dell'intervento che stanno svolgendo.
 
Il counseling infatti non è un intervento di consulenza psicologica. Questo termine, consulenza, è molto lontano dal counseling che ritiene - se è vero che in italiano consulente, esperto e perito sono più o meno parole intercambiabili - di non essere esperto di niente, se non di gestione della relazione con l'altro. Ma questa esperienza di gestire le relazioni non viene utilizzata per dare risposte a quesiti posti dal cliente. Viene utilizzata per accompagnare il cliente in un percorso decisionale, di crescita, di maturazione, dove è il cliente il soggetto attivo che sceglie e decide.
 
Ecco. Il soggetto attivo. Non è da sottovalutare, da un punto di vista epistemologico, di come il counseling nasca in netto contrasto con il così detto modello medico. Ovvero con quel paradigma di intervento che vede da una parte il medico, l'esperto conoscitore del problema che, a seguito di una raccolta di dati anamnestici, è in grado di effettuare una diagnosi e predisporre le necessarie cure volte alla guarigione del paziente; dall'altra il paziente, un soggetto prevalentemente passivo che subisce, appunto, l'azione del medico.
 
La persona che si ha in mente nell'intervento di counseling è essenzialmente positiva e attiva in quanto sempre coinvolta in un processo di auto-attuazione e di auto-realizzazione. Da una parte c'è l'individuo che diventa l'Io narrante (il cliente) che narra, appunto, il suo problema. Dall'altra parte l'Io che ascolta (il counselor) che di conseguenza non ricopre solo la funzione di catalizzatore delle emozioni del cliente, ma è egli stesso coinvolto nel processo tra due individui all'interno del quale vi è il riconoscimento reciproco dell'Altro.
 
Un'altra accusa rivolta di sovente ai counselor è quella di non dare sufficienti garanzie in termini di formazione, serietà deontologica, etc. ai propri utenti. Questo perché, in un clima di indefinitezza normativa, chiunque può definirsi counselor e asserire di esercitare il counseling.
 
Su questo, in parte, non posso che concordare. Ma, d'altronde, non è una intera categoria che può essere colpevolizzata se il legislatore, in questo momento storico, non si cura del counseling e dei counselor. Ai counselor, a dire il vero, piacerebbe molto che il legislatore cominciasse ad occuparsi anche di loro…
 
Tuttavia è opportuno effettuare dei distinguo in quanto esistono degli specifici organismi che, pur avendo un carattere del tutto privatistico, si occupano di accreditare (intendendo l'accreditamento come un atto del tutto individuale e volontario) singoli professionisti. Professionisti che devono essere in possesso e soddisfare determinati requisiti: formativi, deontologici, etc.
 
Per potersi iscrivere ad un'associazione professionale di categoria (che non voglia solo definirsi tale) è necessario aver effettuato un percorso formativo ben determinato (ogni associazione ha facoltà di decidere quelli che sono i criteri minimi). E' altresì necessario aver effettuato un percorso personale (individuale o di gruppo) costantemente accompagnato da supervisione (didattica prima, professionale poi). Successivamente bisogna poi effettuare un tirocinio pratico, anch'esso accompagnato dalla supervisione di un tutor. Infine sostenere e superare un esame di valutazione professionale. Questo è il primo passo per iscriversi ad un'associazione professionale di categoria.
 
Poi però bisogna mantenere l'iscrizione. A differenza dell'Ordine deglipsicologi dove - scusate i toni volutamente polemici - è sufficiente pagare la quota annuale, in un'associazione professionale di categoria per rimanere soci professionisti chiediamo il rispetto di precise regole codificate, il mantenimento di standard qualitativi alti, l'obbligo di aggiornamento permanente, l'obbligo di stipulare una precisa assicurazione che copra la responsabilità professionale e civile. Oltre, naturalmente, il rispetto e la condivisione del codice deontologico dell'associazione (quest'ultima cosa vale anche per gli psicologi, naturalmente). E, altra cosa importante da sottolineare, tutti questi requisiti devono essere ostensibili.
 
Qualora uno di questi requisiti non venga soddisfatto, l'iscritto è cancellato dall'associazione e, qualora intenda riscriversi, dovrà sostenere nuovamente l'esame. Bene, ma può continuare a fare il counselor, direte voi. Certo, può continuare in quanto la professione continua ad essere non regolamentata, ma lo fa senza avere l'accreditamento di un organismo serio e credibile.
 
E, ripeto, la mancanza di una norma specifica non è imputabile ai counselor che, semmai, risultano essere la parte soccombente.
 
E a chi intende pontificare sostenendo che il modello accreditatorio delle associazioni professionali non dà sufficienti garanzie agli utenti, ricordo, a titolo meramente informativo, che paesi come l'Inghilterra, gli Stati Uniti e in parte la Francia si poggiano proprio su tale sistema. Il controllo infatti non avviene a monte (lì il valore legale del titolo di studio non esiste), ma è il singolo professionista che deve essere in grado di dimostrare ciò che sa fare. E sono gli organismi privati che rilasciano le certificazioni di competenza - le associazioni, appunto - a valutare in itinere le capacità e le competenze del professionista.
 
Vorrei concludere queste brevi riflessioni - che ho cercato di condividere con tutti voi - con un appello ai counselor: l'unica arma in nostro possesso è la serietà. Cerchiamo di affermarci seriamente nel rispetto delle altre professioni e nella condivisione di valori professionali solidi, duraturi, ma anche sufficientemente elastici per poter stare al passo con la società che cambia.
 
Tommaso Valleri. Professional Counselor. Segretario Generale di AssoCounseling, Associazione Professionale di Categoria.

FIORE DEL GIORNO... Cerato

  • Stato d'animo "bloccato": 

    Quando non si pone sufficiente ascolto alle proprie impressioni e decisioni, chiedendo in continuazione un parere agli altri senza però tenerne conto.

    Indecisione è la parola chiave di Cerato, anche se in realtà è una mancanza di fiducia nelle proprio intuizioni.
    La ricerca della conferma negli altri si verifica perché non ci si sente all'altezza, come in larch, ma per una carenza di fiducia nelle proprie capacità di cogliere l'essenza delle cose.

  • Stato d'animo "trasformato": 

    Si è in contatto con la propria natura profonda con fiducia. Si riesce a trasmettere il proprio sapere con gioia.

  • Stati d'animo e sintomi collegati a Cerato in ordine di importanza:

    • Bisogno dei consigli altrui
    • Continua richiesta di consigli
    • Bisogno eccessivo di informazioni
    • Bisogno dell'opinione altrui
    • Paura di sbagliare per indecisione
    • Incertezza che richiede il parere altrui
    • Non si ha fiducia delle proprie intuizioni
    • Mancanza di stima anche se ha intuito
    • Cambiamento continuo dietro i consigli altrui
  • Frase chiave di Cerato: 

    "Tu che ne pensi?"

  • Affermazione positiva di Cerato: 

    "Ho fiducia in me stesso e nella mia sapienza interiore"

  • Definizione di E. Bach del rimedio Cerato:

    "Quelli che non hanno sufficiente fiducia in se stessi per prendere le proprie decisioni. Chiedono costantemente consiglio agli altri, e spesso vengono fuorviati. "


martedì 16 luglio 2013

FIORE DEL GIORNO... Impatiens

  • Stato d'animo "bloccato": 

    Si fa tutto di fretta, passando da una cosa all'altra. Le persone lente non sono sopportate, tanto che si preferisce star soli con il proprio ritmo, piuttosto che dietro ai tempi degli altri.

    Se leggendo le caratteristiche di questo fiori si pensa che poi si diventa lenti, questo fiore fa per noi. Impatiens non sopporta i ritmi lenti e spesso tendono a far da soli piuttosto che aspettare la “lumaca” aumentando il loro livello di stress.

    Le persone Impatiens hanno bisogno di imparare che velocità non è uguale a frenesia. Un ulteriore sintomo di Impatiens è l'intrattabilità appena svegli.

  • Stato d'animo "trasformato": 

    Si vive il proprio e altrui ritmo con pazienza e disponibilità.

  • Stati d'animo e sintomi collegati ad Impatiens in ordine di importanza:

    • Non si sopportano consigli e interferenze
    • Impazienza
    • Idealismo ed impazienza
    • Iperattività per cui ci si muove in continuazione
    • Fastidio per i contrattempi
    • Balbuzie per la fretta
    • Bulimia dopo aver mangiato a causa di un consumo eccessivo di energie
    • Bulimia con fame esagerata per cui si può diventare aggressivi
    • Aggressività dovuta all'impazienza
    • Decisioni affrettate
    • Collo teso
    • Incidenti a causa dell'eccessiva fretta
    • Torcicollo
  • Frase chiave di Impatiens: 

    "Presto, e subito..."

  • Affermazione positiva di Impatiens: 

    "Lascio il tempo alle cose ed ho pazienza nel cuore"

  • Definizione di E. Bach del rimedio Impatiens:

    "Quelli che sono veloci in pensieri e azioni e desiderano che tutto sia fatto senza esitazione o ritardo. Quando malati desiderano ansiosamente una rapida guarigione. Trovano molto difficile essere pazienti con le persone lente, considerandolo un difetto e una perdita di tempo, e si adoperano in tutti i modi per rendere tali persone più sollecite. Spesso preferiscono lavorare e pensare da soli, per poter fare tutto secondo i propri ritmi. "


BEN-ESSERE...con l'aiuto dei Fiori

Una pratica che consente di sviluppare, ritrovare ed esprimere le proprie risorse vitali e le proprie capacità di adattamento è la Floriterapia, per questo motivo abbiamo deciso di iniziare anche questo percorso per poter offrirvi un consulto che sia davvero  "olistico".
 
La Floriterapia tiene conto dell'individuo nella sua globalità e per la sua unicità. Non importa quale sia il sintomo che si presenta, ma come l'individuo si rapporta al sintomo. Essa non cura la malattia, ma gli stati d'animo e le reazioni agli eventi delle persone. Esempio: come reagiamo ad un determinato avvenimento: con rabbia, paura, indifferenza, scoraggiamento, ecc.
Nella filosofia del Dr. Edward Bach, medico omeopata inglese (1886-1936) nonché creatore della Floriterapia, possiamo riconoscere uno dei principi portanti del modello di Psicosomatica Integrata: il sintomo viene interpretato non come un’elemento patogeno da eliminare, ma come un segnale d’allarme che il corpo invia per comunicare un disagio più profondo, che investe tutta la sfera vitale della persona.  Egli ci esortava: "Guarisci te stesso!" e non con cure date ad hoc dal medico, ma con un lavoro interiore e con il nostro agire-nel-mondo. I fiori diventano i nostri alleati in questo e ci aiutano a capire la nostra strada a volte offuscata, ci rimettono in contatto con noi stessi.

La caratteristica principale dei fiori di Bach è il fatto che i rimedi sono selezionati e prescritti dopo un'attenta analisi della persona, considerata nella sua complessità e globalità, non soltanto dunque sui sintomi della malattia. Coloro che hanno utilizzato i fiori di Bach sostengono che chiunque ne può trarre beneficio in quanto la Floriterapia è:
Semplice: Uno dei principi fondamentali per Bach era la semplicità. Il metodo di scelta con cui dare i rimedi è semplice e il loro uso può essere compreso così facilmente da permetterne l'uso in famiglia o tra le persone che ci circondano.
Innocua: Tutte le essenze sono estratte da fiori di campo o da fiori ed infiorescenze di alberi ed arbusti atossici ed innocui, solo una delle essenze è ricavata da acque di fonte (rock water).
Efficace: L'efficacia della Floriterapia è data dal fatto che non interviene sulla malattia ma sulla persona ammalata, sulle sue reazioni alla malattia e sugli stati d'animo della persona mentre è ammalata. La Floriterapia è efficace anche in presenza di particolari stati d'animo che ostacolano il Ben-Essere quando non ci si sente più sé stessi o si sente che c'è qualcosa che non va per problemi che ci assillano.

 CHI PUO' CHIEDERE UN CONSULTO DI FLORITERAPIA? 

o  Chi vive nella paura
o  Chi vive nell' incertezza
o  Chi vive la solitudine 
o  Chi non prova interesse per il presente
o  Chi vive lo sconforto o la disperazione
o  Chi si lascia facilmente condizionare
o  Chi si preoccupa troppo degli altri
o  E non solo!...

...grazie alla Floriterapia Transpersonale, che rappresenta sicuramente l'innovazione più significativa dell'ultimo decennio nel campo di applicazione dei rimedi floreali di Bach, possiamo intervenire in una serie di disturbi di natura fisica, oltre che psichica, come ad esempio gastriti, dermatiti, emicranie, amenorrea, stipsi, lombalgie...   le malattie ed i sintomi infatti altro non sono che messaggi inviati dal corpo ad una mente che si rifiuta di comprendere gli insegnamenti della vita. L'interpretazione in chiave simbolica, psicosomatica, delle malattie consente di integrarne il messaggio profondo a livello della coscienza, in questo modo si può eliminare la vera causa di un disagio ed il corpo può guarire. Se, viceversa, eliminiamo solo l'effetto di uno squilibrio interiore, come fa la medicina tradizionale che cura essenzialmente il sintomo, questo è destinato a ripresentarsi nello stesso organo o in un altro situato più in profondità.  Con il termine "Transpersonale" si fa quindi riferimento ad un concetto va al di là degli aspetti personali (tipologici) dell'individuo malato, si tratta in definitiva uno schema primordiale espresso in negativo e racchiude ciò che i Fiori di Bach correggono. Per chiarire, traduciamo il concetto prendendo come esempio il rimedio floreale IMPATIENS. Sappiamo che è il rimedio per chi è iperattivo, per chi preferisce lavorare da solo in quanto poco tollera il ritmo lento altrui. Potremmo dunque sintetizzare l'essenza del fiore come "ritmo accelerato". In base ai Principi Transpersonali è possibile estendere l'applicabilità del rimedio per armonizzare stati disarmonici di "ritmo accelerato" ad ogni livello, mentale/emotivo/spirituale ma anche fisico. Nel caso riportato in esempio, Inpatiens può essere utilizzato in tutti quei casi in cui il disturbo è sintetizzabile come "ritmo accelerato", come per esempio in caso di tachicardia, tic, movimenti ripetitivi e accelerati di arti, funzioni fisiologiche etc..., indipendentemente dal fatto che il rimedio rifletta o meno lo stato d'animo del paziente.
  
Siamo consapevoli che i fiori di Bach o anche altri tipi di fiori (australiani, californiani...) oramai sembrano alla portata di tutti e spesso vengono dati in farmacia senza un adeguato colloquio o peggio facendo FALSI test diagnostici con macchinari NON attendibili. Qui accade inevitabilmente che non funzionino screditandoli. Vogliamo incoraggiarvi a richiedere un colloquio che possa essere integrato anche con un percorso idoneo qualora foste interessati, ma in ogni caso fatevi aiutare adeguatamente nella scelta! Il colloquio è ciò che serve per accompagnarvi alla conoscenza di voi stessi e all'autoguarigione.

La Floriterapia non combatte la malattia fisica in sè, ma sviluppa le qualità che ci permettono di superarla.

COME LAVORIAMO...

ATTRAVERSO IL CONSULTO (COUNSELING) E L'ESPERIENZA PERSONALE...
Il nostro lavoro ha lo scopo di aiutare la persona a individuare nuove possibilità rispetto a disagi emotivi, situazioni complesse, relazioni in crisi, momenti di crescita e di cambiamento, scelte da compiere. Aiutamo la persona a scoprire la propria rappresentazione del mondo, a comprenderne la natura e le origini, e a modificarla laddove sia problematica e fonte di “ristrettezza” interiore. La rinnovata energia che emana da questo confronto mette la persona stessa in grado di trovare risposte nuove e diverse ai problemi che la stavano ostacolando. La nostra è per così dire: “l’arte di aiutare ad aiutarsi” e i nostri strumenti di lavoro sono essenzialmente la parola (attraverso il consulto) e l'azione (attraverso l'esperienza personale).

IL CONSULTO... o counseling per dirla all'inglese, ha uno scopo innanzitutto conoscitivo sia per il cliente, sia per il professionista. A seconda delle tecniche che gli sono proprie, quest'ultimo cercherà di entrare in empatia con chi gli rivolge la richiesta di aiuto, evitando il più possibile il giudizio. In un consulto c'è un rapporto interattivo fra cliente (non paziente), e il professionista, con  l’obiettivo di far sì che il cliente riesca a potenziare le proprie risorse e a creare le condizioni relazionali e ambientali che contribuiscono al suo Ben-Essere. E’ un'occasione di confronto in cui vengono affrontati principalmente problemi personali concreti, emotivamente significativi, ma non patologici, connessi alle aree della comunicazione, delle relazioni interpersonali, dell’orientamento scolastico/professionale e del prendere decisioni.  Il cliente è sempre protagonista attivo. Con l’aiuto  di un ascolto attento e partecipe, il professionista alleggerisce il peso delle preoccupazioni e dei dolori del cliente, focalizzando le difficoltà, declinando gli ambiti in cui si manifestano, riattivando le risorse individuali, proponendo letture alternative delle situazioni, aiutando il cliente a individuare le soluzioni prospettandone le conseguenze, i limiti, le responsabilità sino a che il cliente stesso riesce a vedere nuovi orizzonti e a trovare la migliore soluzione per le sue difficoltà. La decisione di cambiare proverrà dal cliente stesso.
 
ESPERIENZA PERSONALE... In genere si passa all'esperienza personale dopo aver chiarito la situazione mediante uno o più consulti(a seconda del caso); solo allora si può costruire assieme al cliente il proprio Progetto Educativo rivolto a sè stesso o ad un familiare (come nel caso dei figli). Infatti, tutte le tecniche come la meditazione, la floriterapia, le visualizzazioni, tecniche energetiche in genere, artistiche o di rilassamento, seguiranno un percorso esperienziale educativo e formativo. Questo percorso deve essere condiviso dal cliente stesso, e inoltre essere ripensato di volta in volta da entrambe le parti. La strada che ci si ritrova a percorrere non avrà nulla di terapeutico e nulla di prestabilito.. non esisterà alcuna ricetta!! La pedagogia, intesa come "Educazione della Persona" parte necessariamente da ciò che esiste e non da ciò che manca e su queste potenzialità cerca di "tirar fuori" quel "divenire" che già appartiene alla Persona e alla sua Anima. Saranno adatti a questo tipo di percorso tutti quelle situazioni che per definizione non sono malattie come la nascita, la gravidanza, l'allattamento, l'educazioni dei figli, l'infanzia, l'adolescenza, l'essere madre o padre, le difficoltà scolastiche... 

Qualsiasi sia la scelta si cercherà sempre di coinvolgere la persona non solo con la sua mente o nelle sue parole, ma anche con il corpo, l'Anima, il suo ambiente circostante.

PRESENTAZIONI: Il Progetto Ben-Essere

Ciao a tutti! Iniziamo con le presentazioni (per chi ancora non ci conoscesse)


Con il nostro Progetto abbiamo provato a pensare ad un orizzonte culturale e di ricerca orientato a promuovere la Qualità della Vita e il Ben-Essere delle Persone.

Il Ben-Essere  viene inteso come uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell'essere umano: è lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale che consente alla persona di raggiungere e mantenere il proprio potenziale personale nella società. E' chiaramente un diritto e un dovere di ogni singolo individuo,  ed è un obiettivo che ognuno deve essere in grado di poter raggiungere, se desidera "stare bene" "esistere bene"...Ben-Essere!
  
Il Progetto Ben-Essere ha quindi finalità di prevenzione, di educazione e promozione della salute individuale, sociale ed ambientale. Lo scopo è principalmente quello di fornire un contributo operativo alla promozione della salute e al riequilibrio psicofisico degli individui. Nello specifico, con il nostro lavoro, intendiamo occuparci del benessere della persona integrata nella sua condizione famigliare, sociale ed ambientale. Il campo d’azione si colloca nelle aree non specificatamente mediche della salute, non avendo finalità nè diagnostiche e nè terapeutiche in senso stretto, ma di stimolo delle capacità di auto-guarigione della persona nella sua globalità affinchè ognuno possa essere consapevole del proprio percorso di vita.

Oggi è sempre più sentita l’esigenza di vivere secondo le leggi della Natura e ciò implica, per ognuno di noi, una maggiore conoscenza di sè. E’ in questo contesto che il nostro lavoro ha sempre più senso di esistere. Le Istituzioni si occupano principalmente di prevenzione secondaria (diagnosi precoce) e profilassi, mentre a volte sembrano non si impegnarsi a sufficienza per alimentare una nuova presa di coscienza ed una cultura in modo tale che siano le persone a prendersi carico ed aver cura della propria “Salute” e a tutelarla prima del sopraggiungere della malattia: questo rientra nella prevenzione primaria. Fortunatamente una cultura in tale direzione sta emergendo sempre più ed il Progetto Ben-Essere vi trova piena e necessaria collocazione.


Con il nostro lavoro, attraverso il Progetto Ben-Essere, ci impegnamo a sostenere, accompagnare ed educare la persona nel farsi carico della propria “Salute”, vogliamo stimolare un cambiamento nella persona, puntando sulle sue risorse e potenzialità, in modo da fornirgli uno spazio per lavorare su di sè e su tutto ciò che rende la vita meritevole di essere vissuta, per comprendere e fare leva su quei fattori che permettono non solo ai singoli individui, ma anche alle comunità e alle società di "fiorire" e raggiungere un funzionamento ottimale…

Questo presuppone la volontà di voler conoscere, diventare consapevoli delle proprie condizioni e predisposizioni, decidere di intraprendere, come protagonista, un percorso di vita idoneo a tutelare la Salute e/o a ripristinare un equilibrio necessario per vivere.